La pillola? Quando mi ricordo. Ecco perché ci curiamo male
Le donne risultano meno aderenti al trattamento sia in termini di corretto dosaggio, sia in termini di assunzione

La pillola? Quando mi ricordo. Ecco perché ci curiamo male

Medicina in rosa - L’esperta ammonisce: «Poca costanza nelle terapie»

Mandiamo giù quasi due pillole al giorno ma siamo consumatori distratti di medicine, perché quasi una volta su due interrompiamo anzitempo le terapie o ci scordiamo di prendere il farmaco con continuità. Rendendo così inefficaci le cure. O, ancora, consumiamo antibiotici anche per forme virali, ossia quando non servono.
Insomma, ci curiamo male. Gli anti-ipertensivi sono assunti con continuità da poco più della metà dei pazienti, quelli per i disturbi delle vie respiratorie solo dal 14%. Le percentuali sono allarmanti per quasi tutte le categorie di farmaci.
E se fino a qualche anno fa si pensava che fosse il sesso maschile quello meno attento alla cura della propria salute, oggi emerge che anche il gentil sesso si trascura. Che le donne in genere siano poco attente alla propria salute lo confermano numeri a dir poco preoccupanti: il 34% delle italiane, secondo dati del Ministero, non è abbastanza attiva fisicamente, il 23% fuma, l’11% abusa di alcol.
Tumori (55%), disturbi psichici e stress (39%), malattie neurodegenerative (25%) e cardiovascolari (18%) sono le principali preoccupazioni di salute delle italiane. Ma quando si tratta di seguire un trattamento risultano scostanti.
«Recenti studi, che prendono in analisi come vengono utilizzati nella pratica clinica alcuni farmaci - spiega Olivia Leoni, medico farmacologo Ats dell’Insubria - stanno evidenziando come le donne risultano meno aderenti al trattamento, sia in termini di corretto dosaggio, sia in termini di frequenza di assunzione, che di durata di assunzione: la cosiddetta aderenza e persistenza al trattamento».
Il risultato di un trattamento medico dipende dall’aderenza alla terapia — capacità del paziente di seguirla correttamente — e dalla persistenza, ossia dalla costanza del paziente a osservare la terapia per tutto il tempo necessario. «Questa problematica diventa preoccupante per quanto riguarda le patologie croniche, come il diabete o patologie cardiovascolari, per cui l’appropriatezza d’uso non è garantita per farmaci come statine o anti ipertensivi - continua la dottoressa Leoni - È, quindi, importante che la farmacologia di genere ci dia il supporto adeguato per garantire alla donna un uso più appropriato e consapevole anche di queste tipologie di farmaco».
Oltre a non risolvere i problemi di salute, la non aderenza al trattamento è anche una delle causa dei costi clinici ed economici. Infatti, solo livelli elevati di aderenza e persistenza consentono di ottenere tutti i vantaggi della terapia.
La letteratura scientifica dimostra che al ridursi del livello di aderenza aumenta il rischio di ricoveri in ospedale e la conseguenza diretta è l’aumento dei costi sanitari. Per le malattie croniche come diabete, ipertensione e ipercolesterolemia, i dati sono inequivocabili: i pazienti aderenti alle terapie mostrano una riduzione del rischio del 50% circa rispetto ai non aderenti. Dato che una parte preponderante dei costi (oltre il 75%) di queste patologie dipende dalle complicanze, prevenirle con una terapia efficace comporta meno costi e più salute.


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