Condannato il piromane seriale di Besozzo
la sentenza è stata pronunciata ieri al tribunale di Varese

Condannato il piromane seriale di Besozzo

Quattro anni e quattro mesi al 43enne che bruciava macchine per vendicarsi dopo «futili litigi»

BESOZZO - «Mi hai fatto uno sgarro? Ti brucio la macchina». Condannato a 4 anni e 4 mesi con rito abbreviato il piromane “vendicatore”. Quattro incendi in quattro anni: quattro auto distrutte dalle fiamme . Tutti roghi attribuiti a lui, un quarantatreenne di Besozzo, con precedenti, arrestato nel febbraio scorso dai carabinieri della stazione di Besozzo su ordinanza di custodia cautelare emessa dal tribunale di Varese.

Le manette sono scattate al termine di un’indagine certosina condotta dai militari di Besozzo in collaborazione con i colleghi di Varese e Laveno Mombello: il quarantatreenne era accusato di incendio doloso. Ed è arrivata la condanna: il gup di Varese ha accolto in toto le richieste del pubblico ministero. Ad incastrare il piromane vendicatore era stata la firma che l’uomo aveva lasciato sul luogo di ciascun rogo. Una sorta di marchio di fabbrica che riconduceva tutti e quattro gli incendi allo stesso autore.

Precisamente il piromane - che ha colpito, tra l’altro, in luoghi diversi - utilizzava un innesco particolare per far divampare le fiamme: una sorta di treccia realizzata con delle garze e imbevuta di liquido infiammabile. Dal 2011 al 2016 il quarantatreenne ha colpito a Varese, Cocquio Trevisago, Besozzo e Laveno Mombello. Bersagli non scelti a caso come si sarebbe potuto pensare vista la distanza tra i comuni dove il piromane ha colpito. Zone diverse, tipologia diversa di vittima: uomini e donne.

Il quarantatreenne non faceva distinzione. Persone a lui conosciute anche se sempre in modo del tutto superficiale. Persone con le quali, negli anni, aveva avuto delle discussioni per motivi definiti «futili» dagli inquirenti. Insomma non parliamo di racket ed estorsori. Litigi per questioni quotidiane, come può capitare a chiunque. In un caso a far scattare la rabbia incendiaria, ad esempio, era stata l’esclusione da una squadra di canottaggio. “Un’ingiustizia” purificata col fuoco. L’uomo puniva così la lite con il vicino, la lite sul posto di lavoro, con il collega.

Cose che normalmente si risolvono a parole oppure, in presenza di soggetti particolarmente litigiosi davanti agli avvocati. In un caso il suo blitz fu ripreso dalle telecamere: la treccia di garze lo ha collegato anche agli altri tre incendi. Ed è arrivata la condanna in primo grado.

© RIPRODUZIONE RISERVATA